Con il suo lavoro più recente, Katia Giuliani ridona al nomadismo il suo antico lato romantico e forse giungerà a togliergli la spessa aura di condizione regredita.Maison Clodo, un piccolo rifugio personale architettato sopra un comunissimo carrello della spesa, si espone con sarcasmo contro l'indifferenza sociale che coinvolge coloro che vivono al margine delle nostre comunità.
Volenti o nolenti, queste persone diventano estranee a qualsiasi tipo di collettività, con il vantaggio o lo svantaggio di non dover seguire le regole che amministrano la quotidianità della maggioranza delle persone. Il loro carattere di outsiders pare quasi dare una tipo di legittimità all'indifferenza nella quale vivono sommersi. La loro esistenza non si giudica né si proibisce, però nemmeno si riconosce.
Maison Clodo sembra risolvere questo problema.Offrendo tutto quello che un moderno closhard potrebbe chiedere, questa “casa per vagabondi” dota il suo proprietario degli elementi contro le intemperie, la mancanza di spazio e l'eterno problema dell'igiene personale senza peraltro tralasciare una forte dose di esteticità.
Il peggiore peccato che queste persone commettono, essere sgradevoli alla vista, non sarà così più un problema. Potremo fingere che facciano parte del nostro mondo, ed anche smettere di preoccuparci e sentirci in colpa quando li vediamo. Forse lasceremo pure che i nostri figli gli si avvicinino un po'.
Ironicamente la Giuliani trasforma la difficile vita del vagabondo in un oggetto di lusso: un’opera d'arte, forse così potremo concedere loro un minuto del nostro tempo senza sentirci colpevoli. Non sarà necessario risolvere il problema di fondo, visto che già possiedono un lavabo o una tavola dove dormire. Profumiamoli e trucchiamo i loro carrelli del supermercato e anche noi ci sentiremo liberi dalle preoccupazioni.
La Maison farà sì che qualsiasi homeless trovi il suo posto nella società. L'ingegnoso shopping trolley diventa una maschera che copre il problema che tutti preferiamo ignorare, portandolo nei nostri circoli sociali e donandogli validità estetica.
Dopo aver visto quest'opera, forse potremo dormire meglio nei nostri letti: un altro problema del mondo è stato risolto.
17 Ottobre 2009
Valeria Farill





